
La lotta anticoloniale si sposta sul piano giudiziario (mai dire “hub”) – S’Indipendente
Questa settimana sono arrivate parecchie multe a chi già aveva ricevuto il foglio di via da Santa Giusta perché aveva bloccato i Tir con le pale eoliche, sbarcate dal porto. Ricordiamo che qualche mese dopo, sempre a Santa Giusta, i permessi per il trasporto erano stati concessi a La Molisana, una azienda soggetta a “catena giudiziaria fatta di “interdittive” antimafia, sequestri giudiziari, arresti, condanne e accuse pesantissime“. La polizia scortava trasporto e trasportatore.
Dato il contesto, la questione non è di ordine pubblico, non riguarda solo la giustizia, ma è un fatto politico e politicamente è necessario organizzarsi. Tutti i sardi dovrebbero stringersi attorno a chi ha protestato, rischiando per tutti. Mano al portafoglio, è necessario che nessuno venga lasciato/a solo/a.
Se invece gli attivisti decideranno di non pagare e portare avanti lo scontro è necessario comunque dare man forte con avvocati o manifestazioni, la questione è politica, lo stato italiano reprime, i sardi si uniscano in solidarietà.
Se lo stato usa il pugno duro con chi protesta, ha chiuso gli occhi nei confronti di chi lavora in nero nella realizzazione degli impianti.
“Le rinnovabili creano lavoro” (cit.)
La giustizia è blanda quando riguarda i potentati, perciò la denuncia è partita dal Coordinamento di Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica, decine di lavoratori in nero per la realizzazione di un impianto fotovoltaico.
“La polizia locale aveva scoperto che veniva utilizzato come alloggio per circa trenta-quaranta stranieri impiegati negli impianti fotovoltaici, stipati in poco più di 100 metri quadri. Facevano capo a un’impresa polacca che, stando a quanto trapela, ha fornito personale anche per la realizzazioni di altri campi nel resto della Sardegna. “
Comitato scientifico per l’insularità in costituzione
A conferma del fatto che la battaglia, conclusa la sfida legislativa con l’approvazione della legge 20, è passata sul piano giudiziario, lo dimostra l’intervento del Comitato scientifico insularità in costituzione.
Secondo l’Unione: “Tutti gli esposti in materia di eolico e impianti rinnovabili sono finiti nella scrivania della sostituta procuratrice della Repubblica di Cagliari, Rossella Spano” e verranno trattati in un’unica pratica. L’Unione, orfana di Mauro Pili ormai da diverse settimane, cavalca l’onda del Comitato Insularità, che la primavera scorsa aveva presentato la proposta di legge PPR delle zone interne.
“Hub” della droga
Di giustizia si parla anche a proposito dei banditi presunti sardi, con Saviano che divide l’opinione pubblica.
Scriveva Sergio Atzeni in un articolo della Nuova Sardegna del 1979, a proposito del libro Il Giorno del Giudizio di Salvatore Satta:
“Abbiamo molto, qui in Sardegna, la grave preoccupazione di “quale immagine dell’isola” passi, fuori dai nostri confini, attraverso le opere letterarie dei sardi. Preoccupazione che denuncia la nostra disabitudine ad essere soggetti ed oggetti di letteratura: molto spesso mi son chiesto come reagirebbero gli intellettuali isolani di fronte a scrittori capaci di descrivere i sardi così come Maupassant e Zola descrissero i francesi; c’è in noi, l’inconscio desiderio di apparire sempre sotto la veste di eroi.”
E questo è un lato del problema; dall’altro lato c’è il come ci descrivono, è reale o fa parte di stereotipi, o peggio, dell’orientalismo (Francesca Arcai ne aveva appena scritto per S’Indipendente).
Qual è la giusta via per equilibrarci tra “permalosismo” e orientalismo?
Saviano fornisce una visione romantica dei banditi, tendenti all’anarchia, liberi e selvaggi. Mancano la barba e i lunghi capelli fluenti per completare il quadro in chiave Satta, il poeta Sebastiano, questa volta.
Ad un certo punto Saviano si contraddice, cioè i sardi non sopportano la gerarchia ma, nel riciclaggio, sono “sottoposti al potere delle organizzazioni criminali del continente“.
Nel racconto, ad un certo punto, Saviano dice la parola a cui ormai siamo abituati: “hub”, questa volta della droga.
Quando sentite la parola “hub” scappate improvvisamente e senza dare preavvisi, a tutta velocità, finché il malcapitato pronunciatore non sarà divenuto invisibile dalla lontananza. Senti “hub” e leggi “muletto”, cioè chi si fa carico delle servitù, a meno che non sia qualcosa che nasca direttamente dalla Sardegna, c’è da sospettare parecchio.
Ma poi, come fa ad incolpare Sassari e Desulo? Inizia il primo video dicendo che si capisce che erano sardi dall’accento (dunque non fornisce nessun altra prova) e poi scende nel dettaglio a livello di paese, mettendo in crisi gli stessi sardi che dicono di non capirsi da paese a paese: addirittura un continentale ha individuato il paese dal solo accento!
Scherzi a parte, avrà avuto qualche imbeccata e c’è da prendere sul serio le denunce sul traffico di droga, sempre che “sa giusta” (forze dell’ordine, in slang cagliaritano) non sia troppo impegnata contro i comitati.
Saviano risponde alle lamentele del sindaco di Desulo («Accuse da tribunale dei social»), con un secondo video dicendo che la Sardegna “gronda di criminalità”.
Ma è proprio vero che sia un problema sardo?

Fonte: Il sole 24 ore
Sul podio della criminalità (reati denunciati per 100.000 abitanti) ci sono Milano, Roma, Firenze, Rimini, Torino, Bologna, Prato, Imperia, Venezia, Livorno.
Nemmeno una è del sud, nemmeno una è sarda. Oristano è ultima in classifica.
L’episodio ha avuto ripercussioni nel calcio, la prefettura di Firenze non vuole i tifosi sardi ad Empoli, si apre un altro caso politico: i sardi come al solito vengono discriminati, “banditi nelle pubbliche carceri, in tempo di pace, eroi-soldati (carne da macello) in tempo di guerra“, narait Cicitu Masala.
Poi però viene accolto il ricorso del Cagliari Calcio, sì alla vendita dei biglietti ai sardi.
Intanto a Napoli, proprio questi giorni, nei Quartieri Spagnoli, protestano contro l’immagine stereotipata della nuova serie di Netflix, la manifestazione si chiama “No Gomorra” (permalosi anche loro?) titolo che ci riporta nuovamente a Saviano. Napoli è università, cultura, poesia, teatro, filosofia, musica e tanto altro.
Risveglio del popolo sardo?
Domenica scorsa, a Selargius si è parlato di colonizzazione e di risveglio del popolo sardo (video RadiuTV Supramonte), un evento di alto livello che ha portato il dibattito su alcuni passaggi importanti: come inquadrare storicamente questa rivolta?
Già, perché la rivolta così estesa (copre tutta l’isola) e così di lunga durata è una novità in Sardegna. A dispetto dei tanti distratti, i comitati hanno iniziato la protesta contro Solinas nel 2023, ma a sinistra l’hanno rimosso e continuano con la litania “dove eravate quando c’era Solinas?”
I comitati protestavano duramente, tant’è che erano stati criticatissimi per body shaming per questo manifesto.


A sinistra sono più intolleranti alle critiche e si lamentano del murale con la faccia di Todde e la scritta “Fermatemi Subito“, qui il comunicato di Sinistra Futura.
Dove era la sinistra italiana quando i comitati attaccavano Solinas con manifesti border line?
E dov’era la destra quando le multinazionali portavano avanti centinaia di richieste di impianto?
Se la sinistra ha piazzato Todde per completare l’opera del governo Draghi, a destra va in onda il festival dell’ipocrisia, la protesta dei giovani fascisti non è un buon pulpito da cui scagliare sassi.

Il governo Solinas aveva firmato nel 2023 l’intesa per il Tyrrhenian Link ed aveva lasciato correre le richieste di impianto senza uno straccio di legge che potesse porre dei limiti allo strabordante potere legislativo italico. Insomma, un sardista che non ha usato nemmeno l’autonomia, Solinas che tante volte si è richiamato all’indipendentista Simon Mossa.
Il Psd’Az non ha ottenuto la ricandidatura a governatore per lo sgoverno disastroso, Solinas viene riconfermato segretario al congresso Psd’Az, e i tre consiglieri regionali eletti hanno abbandonato il partito, incapace di liberarsi dal giogo dell’ex governatore. Ecco di cosa si sta occupando Solinas, ne scrive il Fatto: il governatore sognava una cattedra a Tirana. L’università interessata a una facoltà privata di Medicina nell’isola.

Sembra anche aver perso quota anche l’ipotesi di Solinas presidente dell’autorità portuale, Salvini vorrebbe piazzare una ligure, Federica Montanesi. Scrive Sardiniapost che “la Sardegna è una delle cinque autorità portuali interessate dal rinnovo e quindi si inserisce in un gioco di incastri politici e quote tra partiti, come spesso capita quando si tratta di nomine.“
Chiuso il capitolo destra sarda di governo inerte all’assalto eolico, si apre l’altro fronte dell’ipocrisia, con la destra italiana romana che impugna la legge 20 aree idonee di Todde perché troppo restrittiva, dopo che la destra italiana di Sardegna aveva lisciato il pelo alla Pratobello24, una legge ancora più restrittiva della legge 20. Non c’è limite alla vergogna, ogni tanto è necessario rinverdire la memoria corta per evitare ipocrite strumentalizzazioni.
Insomma è il classico blocco unico coloniale (destra-sinistra) diviso in due correnti di potere politico, ma che si è palesato nella sua unicità nel momento in cui dovevano spartire le risorse tra le associazioni: tutti d’accordo.
Assente il blocco sardo antagonista a questo blocco coloniale, pur esistendo nella società una vasta, e forse maggioritaria, opposizione scomposta.
La Rete Pratobello si schiera contro il riarmo, che vedrebbe ancora una volta la Sardegna quale “hub” per le esercitazioni e come produttore di armi, oltre che “hub” energetico europeo.
Multinazionali chiedono rimborsi
La guerra giudiziaria apre un capitolo anche sull’altro fronte, le multinazionali ricorrono al Tar per avere dei risarcimenti dalla regione Sardegna per via della moratoria, ora dichiarata incostituzionale, che ha bloccato alcuni impianti. Un altro capolavoro di Todde.
Acque potabili, non bene la Sardegna
La Sardegna è l’ottava regione con le acque potabili più inquinate da pfas.
I Pfas, chiamati anche “inquinanti eterni”, sono sostanze chimiche usate in numerosi processi industriali e prodotti di largo consumo, che si accumulano nell’ambiente e che sono da tempo associate a gravi rischi per la salute.

La protesta dei pastori sardi
«Nuovi dazi e pagamenti in stallo, pronti a occupare gli aeroporti», la colonna di trattori ha marciato sulla statale 131, sino a Terralba. Agricoltori sardi in trincea: sprint sugli aiuti, «ma c’è chi non vedrà un euro». Mentre ancora pesa la siccità e occorre fare i conti con i dazi trumpiani.
Cia Sardegna, Vacca: «L’export riguarda il 50% dei prodotti, futuro più incerto».
Consorzio Pecorino romano, Maoddi: «Costi da ripartire». Anche il pecorino romano tra i prodotti tassati. Pinna: “Siamo ottimisti, è un prodotto difficilmente sostituibile». Export vini, Assoenologi: «Danni milionari anche in Sardegna»
Decreto sicurezza
Su tutte le questioni, civiche, economiche che riguardano una sana protesta, pesa come un macigno l’approvazione del decreto (c’era urgenza?) sicurezza, che il presidente della repubblica, tale Mattarella, ha firmato, rendendosi complice di un provvedimento liberticida.
Il nome “sicurezza” non è di buon auspicio, iniziano le proteste e gli scontri a Roma.
L’Italia è la tomba del diritto, e la culla del fascismo (che ha inventato e regalato al mondo, non dimentichiamolo).
È necessario prendere le distanze da qualsiasi entità o atto politico che puzzi di tricolore.
Sa Cida in 1 Minutu
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Peccato che le sovrintendenze siano oberate dal lavoro, soprattutto a causa delle numerose domande e per presentare delle obiezioni occorre studiare e scrivere parecchio.
Servitù militari. Esercitazione Mare Aperto 25, al porto di Cagliari visite a bordo della nave Trieste.
Specchietti per gli allocchi
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Immagine: S’Indipendente con foto Unione Sarda, Rainews, Link Oristano